Codardia: il disagio di un giardino in mente

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Ma che colore ha
una giornata uggiosa?
Ma che sapore ha
una vita non spesa?

 

Da qualche giorno ho una nuova ossessione….

 

 

 

 

Sogno un posto tutto mio…Il mio balcone e il verde che ci posso mettere per renderlo più un piccolo rifugio lontano da tutto e tutti. Un piccolo nascondiglio. Eggià pare che il mio nuovo hobby sia il giardinaggio. E cavolo e mi ci sono data!
Ho due ortensie una bianca e rosa grande, una piccola rosa, una rosa rampicante gialla e arancione, dimorfoteche, lobelia blu, gerani, margherite, dipladenie, buganvilla e bocca di leone! questo è il mio mini giardino in cui spero di aggiungere altre piantine.

Perché mi serve un nascondiglio? Cosa mi sta succedendo?

Ho cercato di comprare tutte piante che la nonna aveva nel suo giardino gigantesco quando ero piccola… Lo volevo tantissimo. Quando avrò una casa mia avrò tantissime margherite. Come quella casa… Mamma mi ha raccontato che la mia bisnonna aveva una grande passione per il giardino e amava tantissimo le ortensie. Ne aveva tante ed enormi rosa. è morta che lei aveva 13 anni. Mia nonna, non amando particolarmente la suocera, dopo la morte le lasci seccare…
Questa storia mi ha riportata profondamente alle mie origini. da piccola, quando rifiutavo chiunque della mia famiglia, dicevo che assomigliavo alla mia bisnonna. Mi sono sentita in qualche maniera veramente parte della mia famiglia sapendo che a qualcuno assomiglio. La mia ortensia si chiama GIA, come lei. e la curo tantissimo. Mi è costata tanto, ma è bellissima, viziatissima e sento di volerle bene. Parlerei per or della mia ortensia.

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Un paio di settimane fa ho passato due ore fuori ľufficio della mia azienda a piangere, terrorizzata di entrare o di fare qualche telefonata, al freddo. Da allora non ho più il coraggio di mettere piede.

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Tempo fa ho dato troppo concime alle mie piante e ľortensia grande si è afflosciata e ho rischiato di bruciarla. Un giorno pioveva a dirotto e io sotto la pioggia cambiavo la terra. Dopo due ore ero più bagnata e coperta di terra dell’ortensia.

Ho mandato a quel paese mia madre che mi chiedeva cosa volessi mangiare… perché il cibo è la sua unica ossessione? Solo quello le importa di me? Se mangio? Bene io allora non mangio più! Digiuno! Buona festa della mamma anche a te mamma.

Il mio balcone, segno della più miserabile codardia. Mi sembra di aver fatto 100 passi indietro nell’ultimo anno. Tutte, e dico tutte, le faticosissime conquiste del 2017 sembrano un lontano ricordo del passato. Non mi sento più io.

Chi sono io quindi?

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Non riesco a rispondere e nell’attesa innaffio le mie piante. Un modo come un altro per far passare il tempo. già, sono riuscita a non ricominciare a giocare solo perchè mi occupo del mio giardino segreto, sul balcone della mia stanza. Lontano da qualsiasi occhio indiscreto.

 

Tutto sembra vuoto e privo di senso… Non riesco neppure a impegnarmi a perdere quei 4 kg che nuovamente mi hanno resa obesa… Eggià. sono tornata a essere fortemente in sovrappeso.

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DISAGIO

è l’unica parola che mi viene in mente oltre a giardino e codardia.

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Un paio di settimane fa parlando con lo psichiatra di questo mi ha detto che forse potevo riconsiderare di ricominciare a prendere i farmaci. Avevo pure accettato. Un dosaggio basso, ricordando quanto era stata dura e difficile l’anno scorso quando li avevo sospesi. Per non dover sopportare di nuovo questo peso da sola ho chiamato mia cugina. Lei si è indispettita, dicendosi contraria al fatto che li avessi interrotti. Le ho parlato del lavoro, di quanto mi sentissi a disagio nel dare disturbo ai miei colleghi, non sentendomi molto capace. volevo solo essere un po’ incoraggiata ma lei non ha trovato altre parole: “rifletti bene se è così”. Il fatto che anche lei possa pensare che non sia capace mi ha gettata in un baratro infinito.

Se perdo il lavoro non avr più soldi per nascondermi da qualche parte, dovrò ricominciare a chiederli a mia madre. Chiederli a lei significa essere di nuovo soggetta ai suoi capricci, ai suoi no, non sarò mai indipendente. Staccarmi da lei e dal peso che ha nella mia vita è tutto ciò che in questo momento voglio. già così è difficilissimo…

Mi ha lasciata talmente tanto amareggiata che non solo non ho fatto nulla per risollevare le cose a lavoro ma non ho voluto neanche prendere il farmaco. Se mi chiederà le mentirò, Ho sbagliato pensando che a volte i pesi si possono dividere e alleggerire.

la mia vita, il suo peso è tutto mio. Vorrei poter scomparire…

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E’ Tornata

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Avete letto bene. L’ansia è tornata. E con lei Gastrite, gambe stanche, spossatezza. E soprattutto paura. Paura e quella voglia di piangere ovunque e in ogni istante. Terrore di allontanarsi dal bagno. Paura del giudizio… Paura dell’altro.
E con estrema felicità scopro come scrivere mi faccia bene, mi calmi, quel respiro così affannoso torna regolare. Amo scrivere, e quel senso pervasivo di malessere sembra essere placatosi digitando parole sulla tastiera.

Ho dormito sonni davvero agitati. Il colloquio con il mio dottore mi ha lasciata tremante e fragile. A volte pervasa da una instancabile voglia di fargli vedere che non ha ragione. A volte distrutta e agitata. IO POSSO FARCELA. Perchè ho questa certezza? Perchè a giugno per un brevissimo periodo io sono stata felice, sono stata serena, sono stata leggera. Erano i giorni in cui avevo trovato un lavoro, lo stesso che ora voglio tenere, e avevo trovato una persona con cui condividere il mio tempo.

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No, nn posso pensare che il mio futuro sia un cumulo di fallimenti e ansie. Nooooo!

Ma lei è tornata, e io sono spaventatissimadal suo ritorno!

Dopo aver litigato con una mia amica qualche giorno fa, ho sognato che il mio capo al lavoro mi ricorreva per prendere numeri di telefono dalle multe. A lavoro in questo periodo non ho fatto nulla,il motivo? Ansiaaa. E quando provo a parlare a qualcuno di questo problema, mi guardano con confusione. Dio che bisogno che avevo di sfogarmi. Non ho trovato nessuno ad ascoltarmi.mi manca parlare con le mie amiche, mi mancano molto loro anche se non voglio farglielo sapere. Ho capito che la fragilità non è roba per tutti.

Temo tantissimo il giudizio del mio capo e un nuovo bruciante fallimento. Anche se in fondo non dovrei prenderla così, anzi, ero consapevole che poteva essere una sfida più grande di me.

Ma io ľansia posso gestirla. Posso pensare ad altro.

Ho letto questo articolo che è stato illuminante

http://psiche.org/articoli/4-soluzioni-4-tipi-pensieri-fanno-soffrire-gli-ansiosi/

 

Gli altri siamo noi

fb_img_1508280583266114146957.jpgLui mi osserva in silenzio con aria divertita. Pensa a cosa dire. Lo osservo a mia volta carica di incertezze e dubbi.

Ci mette qualche attimo a elaborare .

– Ci dobbiamo migliorare Fede.
Esordisce.
Non ti sei difesa continua

– Tu domandi sempre al prossimo questo bisogno di protezione che hai. Ma uno che non ti conosce per quale motivo dovrebbe farlo? Immagina di incontrare uno per strada e tu gli corri incontro porgendo nelle sue mani una cosa preziosissima e delicatissima, una collana di cristallo e oro a cui tieni moltissimo. Puoi anche essere fortunata, ma il più delle volte non va così la vita. E secondo me ľhai fatto perché il tipo un po’ ti piaceva, allora per non essere come sei, ossia ansiosa e preoccupata, gli hai fatto credere di essere più disponibile di quello che effettivamente non eri.

Ma tu chiedi al prossimo più di quello che è possibile dare, rimandi gli altri a una continua prova. Tu metti tutti alla prova chiedendo loro compiti che in realtà potresti essere tranquillamente tu a svolgere. Dai alle persone che ti sono accanto una responsabilità troppo grande che non sono in grado di reggere. Perché le persone che avrebbero dovuto proteggerti in realtà non ľhanno mai fatto. Nè tuo padre, che descrivi come la persona peggiore del mondo, né tuo fratello da cui ti sei sentita sempre attaccata. Ma adesso sei cresciuta e puoi iniziare a proteggerti da sola.

fb_img_15082805711611049773700.jpgLa mia testa si affolla di pensieri. E penso a quanto queste parole mi colpiscano, sono parole che sento da una vita ma di cui ho sempre compreso poco il senso. Non oso parlare. Ma ripenso a d.C. quando credeva che avessi la vocazione. quanto mi sia sentita con il cuore spezzato mentre in chiesa quella sera di dieci anni fa mi rimproverava. Penso a Q e a tutte le volte che mi sia sentita abbandonata quando non mi rispondeva al telefono… troppa responsabilità per lui. E penso a loro, mio padre e mio fratello. Penso a tanti volti di uomini che avrebbero dovuto proteggermi e mi hanno attaccato, messo in condizione di provare cose spiacevoli. E penso a B. che mi ha sempre rimproverata di affidare agli altri un peso troppo grande. “Ho bisogno di aiuto” pensavo.

– Tu sei in un limbo perenne. Continua. E mi stupisci ogni volta.
– In che senso, domando
– Nel senso che ogni volta ti spingi al limite, e ti avvicini talmente tanto al fondo senza mai toccarlo. Sei una continua attesa, un continuo rimandare. A parole sei tutta buoni propositi con il comportamento fai l’opposto. Ma proprio il fatto che quando sei così vicina al limite ti dai lo slancio per risalire che mi fa ben sperare e mi fa capire che potresti ancora farcela.

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– Aspetti… sta dicendo che da sola mi sono messa in tutte quelle spiacevoli situazioni in cui mi sono venuta a trovare?
– Esattamente

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La mia testa è affollata, mi sento una bambina sgridata e irrimediabilmente persa. Penso a quanto successo con la laurea, al lavoro e in mille altre situazioni… io le ho costruite. Io ho lasciato che le cose precipitassero e sono che stavo male perchè le cose non andavano bene.
Se ciò che mi accade non dipende dalla mia volontà ma da un comportamento deviato… come posso mai sperare di arrivare a una soluzione?
Ho la sensazione che dopo tre anni di terapia sono arrivata al nocciolo della questione eppure mi sento punto e a capo, come se non avessi concluso nulla. Le parole mi si stringono in gola. Forse capisce la mia difficoltà. Gli faccio presente quanto quelle parole siano difficili da digerire per me.
Un po’ è sorpreso un po’ duro ma forse sono anche troppo lontana io.

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– Quando sei arrivata qui si capiva che non stavi bene, continua lentamente.
Non ho il coraggio di parlare, non volevo rispondere a quella domanda perchè cercavo di convincermi   di stare bene, cercavo di convincermi di non aver perso il controllo della situazione. Quello che è capitati l’ho deciso io. Non volevo mi rimanesse una cattiva percezione di quanto è stato. Io sono voluta salire in macchina e quel bacio l’ho ricambiato. Nella mia testa tutto è confuso.

 

– Certo qualche passo avanti l’abbiamo fatto ma non è sufficiente. Bisogna fare qualcosa di diverso perchè le cose cambino. Spero che ora tu abbia capito che sei una bella ragazza e che sei desiderabile anche dal punto di vista sessuale.

Non oso più parlare. Troppa confusione nei miei pensieri… ed ora scrivere mi fa un immenso bene!è come liberarsi di un peso enorme… il cuore torna ad essere leggero…

Mi lascia andare. Barcollo.

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Love where is your fire?

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Date parole al dolore:
il dolore che non parla
bisbiglia al cuore sovraccarico
e gli ordina di spezzarsi.
William Shakespeare

 

 

Dolore e confusione

Non ho altre parole per esprimere quanto mi si agita, nn so neppure da dove cominciare. Dai sogni assurdi e paradossali? Dal fatto che sono sempre malata?dalla mia incapacità ad avere rapporti umani e lavorativi?da lui? O da tutti i lui?o dall’ultimo incontro con il mio dottore?

Forse è tutto troppo CONFUSO per poter scegliere…

Ore 13.30 corridoio del centro… il cuore mi batte normalmente. Non avverto più quell’ansia dei primi anni… lui mi fa entrare. Ho ľaria colpevole, quella di chi ha da confessare.

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Inizio a parlare in maniera un po’ meccanica, sono sempre molto imbarazzata all’inizio. Questo non mi passerà mai credo.
Mi chiede come sto. Gli rispondo che è una domanda che preferisco non farmi. Che a come sto non ci voglio pensare e che soprattutto non è importante.

Comincio dal sogno che mi ha turbato, gente fatta a pezzi e sangue ovunque. Scrivitelo. Dice lui. Io lo guardo in difficoltà, so che cosa gli devo dire ma mi manca il coraggio… lo capisce e domanda ancora come sto e cosa gli voglio raccontare.
Tergiverso ancora, gli racconto di C. un ragazzo coetaneo che lavora con me e che sento ogni tanto e che potrebbe interessarmi ma ho scoperto dai social che è fidanzato. “Li vuoi perfetti?” mi chiede lui. Mi spiazza. In che senso? “Che ne sai di cosa vive quel ragazzo?” mi risponde lui. Vorrei solo rispondere che non è corretto… e che non è giusto verso di me prima di tutto. Non è giusto che sia poi così difficile. Ma le parole mi muoiono in gola.  Mi faccio coraggio e parlo…

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8 Marzo
Il comune dove lavoro da uno spettacolo sulla figura della donna. Io sono una delle registe. Un gruppo di studenti si esibisce in diversi brani di musica barocca. Il professore di musica… lo cerco ma non lo trovo… Non sarà ancora arrivato. Chiedo agli studenti che mi indicano un ragazzo. Strabuzzo gli occhi. Mi avvicino, titubante, mi presento, annoto delle cose per la presentazione. A fine spettacolo lo rincorro.

  • Professoreee
  • Chiamami F.
  • Professore devo chiederle il numero perché è stato davvero difficile contattare la scuola
  • Si va bene ma ci possiamo sentire per cose meno impegnative?
  • Certooo abbiamo molto in cantiere
  • Intendo un caffè ce lo possiamo prendere?

Sorrido imbarazzata

  • Certo poi ci sentiamo
    rispondo affrettata con un gran sorriso imbarazzato

F. Mi sembrava perfetto. Ľ avevo incontrato di persona e già questo mi sembrava incredibile. Si fa sentire qualche giorno dopo. Me la tiro un po’ mi vergogno ma sono contenta. Mi ha vista pensavo.

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Organizzare un incontro è un po’ un tira e molla. Fatti bella aveva detto il dottore e gli avevo dato retta. ci avevo messo esattamente due ore a prepararmi. E odiavo quell’impegno quella sera. Pensavo di fare prima, credevo che mi sarei sbrigata per tempo. Il meteo orribile, pioggia e vento a più non posso. Dovevo rimandare… ma in fondo cosa sarebbe cambiato?

Sono arrivata alle 23.40…  Il mio amico mi aveva avvisata “io con questo freddo non uscirei con nessuno”, avevo pensato che fosse solo un gran brontolone.
L’appuntamento era in una cittadina vicino la mia di solito piena di vita, frequentata, quella sera era deserta e inospitale. arrivo che lui non c’è ancora. Lo aspetto al freddo. Arriva, ci salutiamo e nel vento mi dice di spostarci e andare a un bar al suo paese là vicino.
“Con tutti i bar che ci sono qui?” ho pensato “Si che male c’è” ho detto. A quel sorriso sicuro e quegli occhi sicuri  difficile dire no. Saliamo in macchina, pochi convenevoli, mi dice che mi ha notata subito con quelle mie manine da polpetta. Non apprezzo per niente. Prende una strada in piena campagna. L’ansia sale alle stelle. Non posso rilassarmi lì. Non so se lo capisca o meno. Certo è che arriviamo ad un bar che non mi sembra avere niente di speciale. Ma proprio niente. Ci sediamo al bancone, su degli sgabelli alti e scomodi. Chiacchieriamo, ho ritrovato la calma e la serenità. Ordino un montenegro in ghiaccio. Lui un altro amaro. Il mio lo finisco velocemente. Il suo è ancora a metà che mi porta via. Paga e ci dirigiamo verso la macchina. Forse si è fatto tardi penso ingenuamente. Ritorniamo verso la campagna. il fatto di non sapere dove mi trovi mi mette ansia. Ricordo che pensai “e qui dove cavolo vado se devo scappare?”.
Ci mette pochissimo a baciarmi e mettermi le mani addosso.
Ma stavolta non esito “portami immediatamente alla macchina” gli dico, non mi ascolta. “Beh… non ho aspettato mezzanotte per non avere niente” risponde lui. Sono calma. Stranamente non ho paura, anzi… è stato come non provare niente, solo un VUOTO. Continua a baciarmi. Ma sono decisa, non voglio che mi tocchi “portami immediatamente alla macchina” gli ribadisco. Mi chiede perchè, gli rispondo che entro in confidenza lentamente. Non sento quasi nessuna delle parole che mi dice. Sono lontana, anestetizzata. Mi dice che non cerca solo sesso. Mi chiede se ci rivedremo. Gli dico si. Mento a lui consapevolmente, a me più innocentemente. Sono a casa che sono appena le 01.30. Mi spoglio e mi faccio una doccia lunga.

Termino il racconto e osservo il dottore che mi osserva in silenzio.

 

 

Come stai?

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Che difficile domanda….

In questo momento sono in una vasca piena ďacqua. Ascolto Einaudi. Le luci sono tutte spente. Mi piacerebbe avere un calice di vino rosato, da poter mandare giù velocemente… secondo voi come sto?

Sto affogando in pochi cm di acqua…mi sembra di andare giù e ancora più giù…

Come sto? Mi verrebbe sempre da rispondere un grande immenso boh. Questi due mesi sono stati complessi e lo sono tutt’ora.

I miei buoni propositi, evaporati con ľ arrivo dell’influenza. Andavo piuttosto bene fino ad allora. Esattamente un mese e mezzo fa. Ľ influenza mi ha sfiancata e ha riportato ad essere quel senso pervasivo di stanchezza che è emerso prepotente. Ho passato interi pomeriggi a dormire sul divano. Rimandando.

Rimandavo qualsiasi cosa. Rimando qualsiasi cosa.
Ci sono delle domande che non hanno trovato risposta, pensieri intrappolati e la solita fortuna ad accompagnarmi…

Come sto? decisamente male

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Happy P. Day, Happy Life

“Lunedì 2 gennaio 2012

Era tanto tempo che non scrivevo più per me stessa… –

Oggi sono qui da sola con il mondo, ascolto una musica che sento parlare al mio cuore, che mi giunge in una qualche maniera lontana. Mi sento di fronte a un baratro di una fragilità troppo grande. Le gambe mi cedono, non sono abbastanza forte per resistere al vento, che ladro, ha deciso di portarmi via le lacrime. Eppure mi sfiora il viso quasi accarezzandolo a volermi tranquillizzare. È uno sfogo questa sera, parole a me stessa, nostalgica di giorni mai esistiti. Parole a me stessa, ne dico migliaia a chi mi circonda. Parole a me stessa che a volte mi ritrovo un cuor che non vuol ragionare, a me, in cerca di un posto mio, che sia solo per me, sempre così dispersa per le vie del mondo. Parole a me stessa che mi comporto da stupida. Parole che non hanno senso. Allora vorrei che questa musica che giunge così lontana mi portasse via chiudendo anche questa sera di tormenti, gli occhi al mondo, serena. Che la notte sia dolce anche per voi…

ore 01.56 ”

Era la notte tra il 2 e il 3 Gennaio 2012, 21 anni, una vita incasinatissima e il mio primo attacco di panico. Niente fu più lo stesso. Quel giorno la mia vita è cambiata, io sono cambiata e il ricordo di quel giorno terribile non mi ha più abbandonata.
Da quel giorno ho combattuto con le unghie contro la paura, forse non abbastanza, ma dio non voglio arrendermi mai più! è appena passato l’anno più terribile della mia vita, ma non è stato il più brutto che mi sia mai capitato di vivere nei miei 27. L’anno più brutto della mia vita è stato quando mi sono arresa, è stato quando ho permesso a una difficoltà di essere più grande di me, non ci vuole poi molto ad essere più grande di me, l’anno più brutto della mia vita è stato quando ho rinunciato a combattere e mi sono dichiarata arresa. Eppure dopo aver passato quest’anno straordinariamente difficile ho sperimentato come passando attraverso le difficoltà ho trovato i sorrisi più belli, quelli che ti scaldano dentro e che ti fanno respirare a pieni polmoni vita vissuta. 6 anni fa la mia vita è cambiata profondamente e sta cambiando ancora. Ma è proprio questo il punto, io voglio che cambi. Quest’anno ho dovuto rinunciare a un elenco infinito di cose che amavo profondamente, volti, persone, passioni, ho dovuto attraversare situazioni talmente tanto brutte che se ci avessi mai pensato probabilmente tutta la mia fantasia non mi sarebbe bastata. Penso al triste giorno della mia laurea e al sorriso che avevo. Al dolore provato quei giorni e a quanto fosse spezzata la mia schiena lì sul cantiere il giorno del mio compleanno. E poi penso alla musica che c’era quel giorno, musica che probabilmente mi ha salvato.
Un mio amico molto saggio mi ha detto una cosa, il bello del passato è che è passato… ma io aggiungo da ciò che abbiamo vissuto possiamo o imparare o scappare. Perciò ci tengo a ricordare quella notte. Perchè un P. day a me non deve mai più capitare, perchè le scelte che faccio devono essere orientate alla mia felicità e non per evitare la paura. Paura che tra l’altro più la si evita più cresce.
Quella notte ero al pc con i miei “amici” virtuali. Due ragazzi di Bari, una di Roma e chi altro nn ricordo sinceramente. Ero nel clou della mia dipendenza, solo che ancora non lo sapevo. Quella notte litigai con loro perchè la ragazza si era fidanzata con uno dei ragazzi e io fui fuori di me per quello. litigammo. La chiamai puttana. Non parlai con loro per giorni. I ricordi sono confusi… grazie a dio. E non intendo riportarli alla luce anche se ogni tanto la tentazione è forte, capire il motivo per cui da quel giorno la mia fosse cambiata così tanto. Cominciai a tremare, il cuore mi batteva così forte che pensai a un infarto, non mi riconoscevo, era come se mi osservassi dall’esterno. Ci misi giorni a tornare normale e a riuscire a stare in equilibrio sulle mie gambe e farmi passare la dissenteria. Misi della musica sperando di calmarmi ma ero troppo lontana…

 

 

Ma io non sono più quella persona. Sono cresciuta. Il tempo è passato e nonostante le difficoltà ho imparato a stare sulle mie gambe, a piegarmi forse… ma mai più spezzarmi. E so che la strada è ancora lunga e difficile, tutta in salita, la mia vita si prospetta ancora straordinariamente complicata, ma non essere più la stessa mi tranquillizza e mi porta a sperare. Anzi essere la versione migliore di me stessa è il mio obiettivo. Capire chi sono e dove posso arrivare, quali sono i miei limiti, perchè si sono umana anche io. Non posso tutto, ma posso eccellere in ci che mi riesce meglio e migliorare lì dove non riesco.
In questi giorni in cui le cose con il lavoro non vanno bene mi sento persa. E davvero ho molta molta paura. Non ho tutte le risposte anzi ho solo una marea di interrogativi irrisolti. Ho fatto bene a lasciare Archeologia? Mi ricordo il giorno del mio compleanno, da sola sul cantiere dopo che il ragazzo che frequentavo mi ha mollata. Io scaricavo secchi con gli occhi gonfi di lacrime, mentre ragazzi più piccoli e meno esperti scavavano,  pensando perchè la vita fosse così dura proprio con me. Eppure quel ragazzo che quel giorno mi aveva fatto così male mi aveva donato alcuni dei sorrisi più belli. Non ero pentita di niente, soffrivo, ma andava bene così. E sapevo anche che la prossima persona sarebbe stata una che non mi avrebbe ferita. Archeologia… non devo occuparmene per forza se mi fa stare male… Basta Vita nuova, ma non per capodanno, vita nuova perchè il mio personale capodanno è stato diverso.
La notte di san Silvestro ero ad una festa bellissima. Ho bevuto tantissimo. Eppure avevo la sensazione che tutto fosse vuoto e privo di senso. Ero lì dove avevo sempre voluto essere ma non ero felice. Infatti… non ci sono in nessuna delle foto della serata. eppure giuro, c’ero. Ecco il mio buon proposito per il nuovo anno, compiere scelte che mi rendono felice per diventare la versione migliore di me stessa. E sarà difficile, mi aspettano sfide che chissà quanto mi faranno ancora piangere. Ma vanno affrontate e superate. Con più o meno contraccolpi.
Anche se in questo momento l’ansia mi stringe lo stomaco. Questa sensazione dovrà sparire perchè la mia volontà sarà più forte e da oggi la paura sarà qualcosa che sentirò solo quando ci sarà davvero pericolo. Paradossalmente sarà qualcosa con cui fare amicizia. Sto cominciando a capire che essere ansiosa ha i suoi lati positivi, come essere precisa e preoccuparmi per gli altri in maniera sana.
Quali sono quindi i miei buoni propositi per questo 2018? Fare qualcosa di diverso, cose che non ho mai fatto, specie quelle che ho paura di fare.
all’inizio pensavo di terminare la dieta, ma non ci sarebbe nulla di diverso rispetto all’anno precedente. Per cui il mio proposito è riuscire a fare le azioni scomode.
– andare in palestra tutte le volte che non ho voglia di farlo
– prendere una decisione per la mia vita
– fare a lavoro quanto mi viene chiesto senza lasciare che la mia opinione sia preponderante ecc…
– dare seconde opportunità alle persone
Una piccola sofferenza oggi per una grande felicità domani.
Per cui il mio proposito è riuscire a fare le azioni scomode con l’incrollabile fede che prima o poi ogni cosa andrà al suo posto, che prima o poi tutto prenderà la sua strada e tutto risplenderà di una luce immensa
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Mille e un motivo per stare a dieta

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Forse è passato qualche anno da quando ho parlato l’ultima volta del mio disturbo alimentare. Qualcuno si chiederà che fine ha fatto? C’è ancora?è stato superato? e la nutrizionista?
Beh ecco… io contro i miei disturbi sto combattendo, strenuamente. Forse riesco a non mangiare più in maniera compulsiva! Yeeeeh! E dalla nutrizionista purtroppo non vado più. Purtroppo. A mamma non piaceva, inutile spiegare che se non perdevo peso era colpa mia. Ora so che potrei farcela più facilmente se avessi una guida ma non me la posso permettere. Io ho bisogno di vincere contro questa ombra nera che mi divora l’esistenza, ho bisogno di essere felice, di guardarmi allo specchio e non farmi troppo schifo, ho bisogno di farcela e sognare un domani migliore di oggi. Ho un disperato bisogno di sperare.

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E ho anche bisogno di perdere peso…devo! Perchè sono di nuovo vicina a pesare 70 kg e per un corpicino di 1.50 m di altezza è un po’ troppo.

 

 

Almeno 3 kg entro il 15 Dicembre! Ecco il mio obiettivo. Da 69 ad almeno 66! E indossare quel vestito che mi piace tanto senza essere a disagio.

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Ci ho lavorato molto sulla mia forma fisica e l’anno scorso, quando sono andata a incontrare S. pesavo 62 kg. Mi sentivo in formissima! Poi quando è finita ho cominciato a lasciarmi andare. e da lì ho ricominciato a perdere peso.
In realtà è stato proprio Pisolo a farmi riflettere su un aspetto. Io non mi amo

Perdo peso per piacere a qualcun altro, mai a me. A seconda su chi voglio far colpo mi impegno più o meno a lavorare sul mio corpo. Ma se volessi far colpo su di me? mi sembra egocentrico questo discorso ma in realtà credo sia la base di tutto. Ma esattamente come ci si ama? Io non lo so! Davvero è una domanda serissima!

Da quando ho cominciato questo lavoro la voglia di sentirmi bella è preponderante. Voglio sentirmi una principessa! Ho comprato un vestito per il prossimo galà aziendale che è stupendo, se non perdo peso sembrerò una salsiccia avvolta nella stagnola. nell’ultima festa avevo un vestito nero di pizzo bellissimo e mi ero impegnata perchè mi stesse bene… ero arrivata a pesare 66 kg. Ma dopo la festa ho ricominciato a prendere peso… così non va. E no, nonostante tutto sembravo un pollo arrosto nella carta forno. Nella foto in basso il vestito sulla modella e poi su di me.

 

 

è che io sono estremamente golosa! cioè mi piace un sacco assaggiare…Non stramangiare ma provare tutto. Un pasto è dall’antipasto al dolce…eh si i dolci….in più in questo periodo ho aumentato l’uso di alcool. Un po’ perchè per combattere l’ansia sociale che mi prende ogni volta (eh si se n’è accorto anche pisolo) ho bisogno di non pensare, di stare più tranquilla. Poi sto uscendo più spesso, una birra, un amaro, un bicchiere di vino… più spesso mi capita di essere brilla. Ma non è piacevole, è più una reazione isterico-nervosa, non saprei definirla meglio. ma nn voglio parlare qui dell’ansia! qui si parla della motivazione per cui dovrei perdere peso!

Questa motivazione è… devo piacere a me! E io mi piaccio con i vestiti, senza pancia e con i fianchi più snelli. Voglio mettermi una gonna senza che la cellulite si veda in maniera imbarazzante. So di essere una bella ragazza, non bellissima, ma piacevole e voglio godermi la libertà di essere libera soprattutto fisicamente e so che vestita in un modo piuttosto che in un altro mi piaccio di più. Amo i vestiti a ruota, le gonne

è vero ci sono sere come questa che mi dimentico che sono a dieta. Ero a un buffet e ho mangiato sia troppi carboidrati che zuccheri.  davanti a fame e golosità la mia forza di volontà è stata annullata…

Ecco e la mia forza di volontà, la mia ambizione, la voglia di farcela che mi ha sempre contraddistinta… dove sono finite? Una volta dicevo che non mi ritenevo particolarmente intelligente ma avevo una forza di volontà d’acciaio.

Sinceramente non lo so, so però che il mio capo ha perso 40 kg, io ne devo perdere 8. Il 15, alla prossima serata aziendale devo indossare il mio vestito nuovo ed essere bella, per piacere a me! Si, non devo farlo per passare la prova figa della serata e piacere ai miei colleghi, per poi andare in ansia e bere…devo stare serena io!

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DEVO FARCELA

Nelle mie scarpe

Ogni donna ha il suo paio di scarpe preferite, le mie…eccole!

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Sono rosse, di vernice, alte 10 cm, decoltè scollate. Un affare. Le vidi in un negozio che stava chiudendo, era l’ultimo numero, il mio. Guess… non mi sembrava possibile, quasi con l’80% di sconto, dovevano costare un patrimonio prima.
Le ho prese che ancora non sapevo neanche stare su un paio di tacchi. In queste scarpe sono cresciuta, le ho indossate nelle occasioni più importanti della mia vita. Le avevo il giorno della mia laurea triennale e quello della magistrale, del 25° anno di matrimonio dei miei, le avevo a Oxford, le ho avute in tutti i miei appuntamenti importanti.
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Ho imparato ad essere donna con loro ai piedi, ma essere donna non è mai facile e loro ne sono il manifesto più evidente. Stupendo… ma incredibilmente doloroso, anche solo una smorfia di disappunto viene giudicata fuori luogo da chi ti osserva. Come se la vita fosse solo una questione di scelta di un paio di scarpe.

Vi è mai capitato di essere giudicate per il paio di scarpe indossate? Se per esempio portavate tacchi e i piedi cominciano a far male, mai nessuno vi ha detto “se non li sai portare perchè li hai messi?” oppure se con scarpe da ginnastica che non eravate abbastanza eleganti?

Le mie scarpe favorite…

Violare una donna… Preferisco vederla così. Nn è solo un problema dell’amore sbagliato. È un problema di educazione. Perché una donna la si viola ogni volta che la sua opinione la si reputa meno importante, che capisce LEI, è stupida, la si viola quando la sua personalità sparisce davanti al suo corpo, come se fosse vuoto. Una donna la si viola ogni volta che non le si chiede permesso di percuotere la sua vita, come se lei non potesse prendere decisioni razionali.

Se ripenso alle violenze che ho subito nella mia vita mi sento male, mi viene d vomitare, mi accartoccio su me stessa, raggomitolandomi su ricordi scomodi… Penso a quando ero piccola, a quel corpo violato troppo giovane, a quando venivo picchiata, penso a come quei pensieri hanno spezzato la mia vita da grande e poi a quante ho dovuto subirne quando il mio corpo ha cominciato a cambiare… ricordo i bulli a scuola perchè io in seconda media il reggiseno dovevo metterlo, ma mi vergognavo! Sulla fronte avevo scritto BERSAGLIO. E mi ricordo ancora peggio ancora da più grande quando gli uomini hanno cominciato a guardarmi in maniera diversa… mi ricordo di C che ha tentato di strapparmi la maglietta e quel giorno di maggio dove ho visto i miei sogni spezzarsi. Quelle mani e quel respiro mi perseguitano ancora. 

10403725_10204522119194815_7828869471180641971_nE penso a oggi, al lavoro. Quando ero sugli scavi, ricoperta di terra con gli scarponi ai piedi e dovevo sgomitare per dire, ho un cervello, sono forte, posso farcela. Tornavo a casa, mi facevo una doccia e tornavo femminile.
Il mio lavoro oggi è ancora più complesso. Lavoro con soli uomini. In giacca e cravatta. E a volte si sentono autorizzati ad approfittarne di questo. Io sorrido e questo fa pensare ad autorizzazioni mai concesse. Ricordo mani addosso mai chieste, avance più o meno legittimate dall’alcool. 

Per tutte le spine del mondo
I chiodi piantati nel cuore

Quante volte mi sono chiesta se in questo mondo l’amore esista veramente… ed è una domanda che toglie il fiato, che ti avvolge di oscurità. Ma mi rifiuto a pensare che sia davvero così. 


No… le donne sono troppo volubili, capricciose, noiose, a tratti isteriche… che inutile pena averci a che fare, basta che stiano a loro posto, e guai che si lamentino. Bene, Sono in troppi a pensarla così!

Ecco allora si basta violenza! Ma basta soprattutto questa mancanza di educazione! Perché qualcuno commette, qualcuna a volte denuncia, ma quasi tutti siamo superficiali.
Le donne, che indossino tacchi o ballerine o scarpe da ginnastica, le si viola ogni volta che non le si rispetta… io queste scarpe purtroppo non le indosso più ma pretendo la mia dignità di essere donna e di essere libera!

Confessa
Che il paradiso non mi spetta
Che non mi sono genuflessa
Che non mi sono genuflessa
Che, che da te risorgo anch’io
#bastaviolenzasulledonne

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Una stella anche per me… One more light

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Il titolo di questo articolo l’ho pensato lo scorso 10 Agosto… Chester era morto da poco e io ero sola ed estremamente triste. Guardavo il cielo alla ricerca di una stella, un desiderio, qualcosa che riportasse  gioia nella mia vita. Dio quanto mi è mancato il mio blog ❤ Tantissime volte ho immaginato di scrivere e quindi niente, mantengo uno di quei titoli tanto pensati, tanto sognati, tanto mentalmente scritti.

Il mio pensiero principale in quei e questi giorni? Il lavoro ovviamente…

Poco prima di partire per gli scavi a Roma mi occorreva un’assicurazione, sapevo di un mio amico che lavorava nel ramo per cui l’ho contattato chiedendogli una mano. Sapevo che il mio amico era laureato in Scienze religiose, mai avrei detto che avrebbe potuto lavorare nel mondo assicurativo. Tuttavia…quando venne a casa, in giacca e cravatta, anzicchè portarmi una polizza infortunio cominciò a parlare. Ero pronta a rifiutare qualsiasi proposta, temevo avrebbe cercato di vendermi di tutto. Ma lui anzicchè propormi nulla si fece solo una semplice chiacchierata… una consulenza! per capire di cosa avevo realmente bisogno. Stupita del fatto che non vi fosse nulla in vendita gli chiesi sorpresa

  • è finita? tutto qui?
  • certo!
  • ah… e questo lavoro lo posso fare pure io?
  • Certo

E fu così che mi trovai un lavoro!

Professione CONSULENTE. è così che è iniziata, questo lavoro ha trovato me e io ho trovato lui, e con lui, un amico, un superiore, un mister, un capo e 60 colleghi, decine di sedi in italia, migliaia di clienti, un manager capace di dire sempre le stesse cose e migliaia di cose da imparare. Già imparare cose nuove, cose utili a me stessa e al prossimo l’aspetto che mi piace di più.

Per andare a lavorare mi devo ben vestire tutti i giorni, truccarmi, pettinarmi, sorridere. Mi devo sforzare di salutare le persone, di essere vicina a loro, di entrare in empatia. Devo essere il ritratto di una donna sicura di se stessa, forte, convinta della sua missione ed entusiasta. Immaginate quale sfida possa essere per me, si proprio per me che fino a poco tempo fa chiedevo scusa di respirare. Quante cose non sono ma desidero essere…

 

è da questi miei desideri che sono iniziati a nascere i problemi… e in quei giorni piangevo, piangevo tantissimo! Ho pianto per la prima volta in vita mia persino di fronte al mio dottore che gentilmente mi ha passato un fazzolettino. Mi sentivo un completo fallimento. Non riuscivo a prendere appuntamenti, ero nel panico e nell’ansia.

Ansia… tantissima ANSIA

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Triste… il mio è un lavoro a prestazione… significa che se non metto appuntamenti e in quegli appuntamenti non concludo nulla…non guadagno! Molto semplice!

L’azienda non mi garantisce un fisso. Il mio Tutor se vede che non sono interessata non mi porta avanti… Si ho un tutor, perchè per esercitare questo mestiere bisogna essere iscritti ad un albo e finchè io non lo sono, ho bisogno di affiancare qualcun altro.

Da dove cominciare…
Mettere appuntamenti… ho compilato una lista di più di 200 nomi ,ogni settimana ne dovrei scegliere 10 e fissare 5-6 appuntamenti. Semplice? no… per niente, la montagna di Maometto! FB_IMG_1465780155735

Telefonare… come ho potuto pensare che fosse semplice per me telefonare? è un’impresa titanica!!!!! Affrontare così direttamente qualcuno dopo anni di disturbo di ritiro dalla società. IO NON HO RISPOSTO A NESSUNO AL TELEFONO PER ANNI. Ora semplicemente chiamo io. Chiamo con convinzione e determinazione e con un obiettivo ben preciso. Per me è una sfida inaudita!
Mentre il telefono squilla vorrei morire, potrei contare uno a uno i battiti del mio cuore. Tutto si ferma. Il cervello esplode. driiiiin……. driiiiinnnnn……….. Pronto? Ciao sono io.
Parlare poi non è difficile…ho un griglia  e la seguo, cercando di mantenere la spontaneità. La mia griglia rispecchia esattamente le cose più importanti da dire, per me è importante essere cristallina, limpida, vera. Quello che sento dico.
Ultimamente il mio capo mi ha anche chiesto di non seguire la griglia, devo dire quello che sento!

Insomma problemi su problemi… qualcuno mi chiederebbe… ma perchè ti piace questo lavoro se non sei in grado di farlo? Io mi sento tremendamente fortunata ad averlo trovato questo lavoro!!!!!!!! perchè lavoro con persone fantastiche e chi ha un capo malefico e colleghi insopportabili sa di cosa sto parlando! perchè non essendo a tempo pieno ho tempo per potermi dedicare anche ad altro, per esempio un impiego più vicino alla mia laurea, perchè posso aiutare le persone su qualcosa a cui nessuno pensa, perchè mi mette alla prova, spingendomi a migliorare ogni giorno, spingendomi ad andare a prendere quello che voglio! perchè mi da l’occasione di essere una bella persona, dentro e fuori! perchè in un futuro potrei permettermi di andare a feste eleganti, di essere una persona importante e preparata la cui opinione interessa.

Io mi ricordo com’era fare l’archeologa… mi ricordo i pomeriggi passati in laboratorio a fare la pianta ornamentale, mi ricordo le settimane passate sui cantieri coperta di terra a tirare erba, mi ricordo le possibilità di lavoro e gli stipendi, mi ricordo “le offerte” in nero. Mi ricordo tutto… e lì non voglio più tornare. Qualcuno dice che spreco una passione e un talento… forse… ma non è una rinuncia definitiva. Io di progetti ne ho tanti, devo solo avere la possibilità di poterli realizzare…

Archeologia non mi manca…

Di cosa ho paura?

eh… mia madre. Credo sia lei ora il mio più grande problema! nel senso, mi spiego, a lei questo lavoro non piace… il fatto di non avere un fisso e soprattutto l’idea del vendere… mi chiedo cosa ci sia di male a vendere qualcosa… neanche fossero batterie di pentole che non servono a nessuno. Sono prodotti che possono salvare la vita, solo che la gente troppo spesso è poco propensa a pensare al futuro, specie se può essere negativo. Ma io mi sento come un’auto su cui è premuto acceleratore e freno a mano insieme… Eppure mia mamma non perde occasione di ribadirmi la sua opinione. E litighiamo, litighiamo un sacco. Io vorrei andare via, ma con quali soldi?

Ho paura di essere giudicata… dai miei amici… e di perderli.
Ho paura di non riuscire, di far perdere tempo a tutti. Di non essere abbastanza incisiva e sicura. So che devo fare, ho ben presente, ma continuo ad avere paura.

E poi c’è il discorso fiducia… io mi fido di quest’azienda? Non lo so ancora, per ora non ho avuto motivi per non farlo. E del mio capo? un mondo! Li adoro entrambi i miei boss, per diversi motivi! il mio tutor… beh è un rapporto da migliorare, parla troppo poco con me e quando lo fa… beh ecco, tiene più ai numeri… com’è giusto che sia certo…Forse per la difficoltà a venirmi incontro, forse perchè capire me era troppo impegnativo, tutto ciò che lo riguarda lo ha scaricato sul mio referente, che era un mio grande amico tuttavia poco adatto a insegnarmi. D. era tra le persone che stimavo di più, ma si sa lavorare gomito a gomito con qualcuno poi fa aumentare le distanze. So che varie volte ho avuto bisogno del mio tutor ma ha scaricato tutto su D. è un rapporto troppo complesso questo per poterlo spiegare in quattro semplici parole. Una volta mi ha detto che in affiancamento si dimentica che ci sono io. Lo vedo troppo focalizzato sulla soluzione, io lo sono sul problema. Il vero problema è che pensavamo di conoscerci, ma eravamo molto distanti tra noi… per salvarmi a questo problema ho deciso che devo diventare più indipendente e se faccio danni, ne devo sopportare io le conseguenze.

Non mi sono mai occupata di finanza, non ho una laurea. A me piace moltissimo che la mia azienda mi dia la possibilità di studiare facendo, ho sprecato così tanti anni dietro i libri non facendo nulla che ora sono felicissima. Studiare ora non è altro che un altro motivo che mi entusiasma tantissimo. Anche se molti non la pensano così… perchè i propri soldi si affidano solo a persone esperte. Io lo sarò un giorno e quello che ne posso avere in cambio non è altro che vantaggi per me stessa.

Quindi… cosa voglio fare? PROVARCI. Avere la certezza che prima o poi le cose andranno ognuna al suo posto! perchè la vera nemica di me stessa sono io. Non so se mi immagino a vita intera a fare questo lavoro, so che adesso mi serve per diventare una versione migliore di me stessa. Perchè quello che ho vissuto negli ultimi 5 anni, da quel 2 gennaio 2012 è stato INFERNO e adesso so che merito il paradiso.

Inferno o Paradiso, dice il mio capo.

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Si io mi merito il paradiso, una vita tranquilla, e so anche che la mia vita sta aspettando che sia io a cambiare. Quindi eccomi, prendo in mano il mio telefono e chiamo, che si traduce prendo in mano il mio futuro e decido io.

  • Ciao sono io! posso venire domani o dopodomani a farti vedere che cosa sto facendo?

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Amore che Vieni, Amore che Vai

“Amore che Vieni, Amore che Vai”

wp-image-209414262«Quei giorni perduti a rincorrere il vento,
a chiederci un bacio e volerne altri cento
un giorno qualunque li ricorderai
amore che fuggi, da me tornerai».

Fabrizio De Andrè

 

 

TROPPE VOLTE CERCHIAMO UNA STRADA, SENZA RENDERCI CONTO CHE LA STIAMO GIA’ PERCORRENDO !

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